“La Grande Bellezza”: reflections of an Italian abroad

Per noi Italiani residenti in Nord America, la premiere di “La Grande Bellezza” nei grandi schermi non poteva arrivare in un momento migliore:  lo sbocciare di una primavera che ha stentato ad arrivare e che ancora e’ a suoi bagliori.   Curiosa di constatare personalmente i giudizi misti e opposti {“e’ straordinario,”  “la grande bruttezza”, etc} di colleghi e amici che avevano gia’ visto il film in Italia, mi sono ritrovata in una sala gremita di persone, del tutto americane, aficionados della cultura, della lingua e degli incantevoli paesaggi italiani.  Anche se non particolarmente mio genere, ho molto apprezzato l’intelligenza cintematografica e l’immaginario felliniano che Sorrentino ha ricreato in una Roma contemporanea, e non la Roma de “La Dolce Vita.”  Ho molto apprezzato il gioco teatrale ed episodico di personaggi che entrano ed escono improvvisamente di scena, sorprendendo il pubblico piu’ attento, cosi come le scene focalizzate sull’arte e l’architettura romana.  Certo, il mondo rappresentato e’ quello dell’alta mondanita’, non di comuni cittadini romani.  Quella rappresentata e’ l’alta borghesia della Capitale e non una rappresentazione reale della vita quotidiana di un semplice “Romano” {tema che personalmente avrei forse piu’ apprezzato perche’ piu’ vero, piu’ “relatable” in cui potersi ritrovare, rispecchiare}, ma non e’ forse anche questo lo scopo dell’arte, in questo caso del cinema?  E cioe’ mostrarci qualcosa che e’ lontano da noi, ben diverso, fornirci per qualche ora una visione del diverso, e quindi la natura vera dell’intrattenimento.   In Jep Gambardella ritroviamo ogni codice dell’artista tormentato, dello scrittore enigmatico, delle sue filosofie ammaliatrici….stranamente, ho percepito una lontana rievocazione del Quinto Canto della Divina Commedia….solo che quel famoso e comune “Nel Mezzo del Cammin di Nostra Vita….Mi Ritrovai Per Una Selva Oscura” non avveniva verso i 30 anni, ma, come la nostra primavera Americana, aveva avuto un riscontro molto piu’ lento del dovuto:  Jep ha 65 anni.   Ognuno di noi si puo’ sicuramente ritrovare in temi universali quali la ricerca di se stessi e del vero amore, il lungo percorso che porta al centro stesso della nostra vita,  le periperizie e le avventure che abbiamo incontrato in quel cammino, l’approfondimento o la mancanza della nostra spiritualita’, l’indulgenza e gli eccessi o al contrario l’assenza e il minimalismo.  Ognuno di noi interpretera’ “La Grande Bellezza” in maniera singolare, diversa, cosi come deve essere: c’e’ chi pensera’ che forse si riferiva alle eterne bellezze di Roma………o chi pensera’ che era la bellezza della nostra vita…………o chi ancora che quella bellezza che Jep ricercava per una vita intera era, forse, era gia’ dentro di se, e tutto intorno, molto piu’ vicino di quanto si fosse mai reso conto acceccato da scintille effimere e passeggere.

La Grande Bellezza

For us Italians living in North America, the premiere of ” The Great Beauty ” in big screens could not have come at a better time : the blossoming of a spring that has been slow to arrive and  is yet in its early stages.  Curious to see for myself the mixed and opposite reviews  {“extraordinary,” ” the great ugliness ” , etc} of colleagues and friends who had already seen the movie in Italy  I found myself in a cinema full of people, all Americans, aficionados of the culture, language and enchanting landscapes of Italy. Although not particularly my genre, I very much appreciated the cinematic intelligence and Fellinian imagination used by Sorrentino to recreate a contemporary Rome, and not Rome of “La Dolce Vita.” I very much enjoyed the game play and episodic characters that came in and out of the scene suddenly, surprising the most attentive audience, as well as the scenes that focused on the art and architecture of Rome.  Certainly, the world that is represented is that of high Roman classes, not of common Roman citizens.  It is the high bourgeoisie of the Capital and not a true representation of the daily life of a simple ” Roman ” { a theme that I would have personally enjoyed more because more realistic, more relatable} , but this is also the purpose of art, in this case of cinema and that is to show us something far from our reality, to give us for a few hours a vision of a different world, and thus the truest nature of entertainment.  In Jep Gambardella we find all the codes of the tormented artist, the enigmatic writer , his philosophies strangely bewitching, I sensed a distant recollection of the Fifth Canto of the Divine Comedy …. just that famous and common “In the Midst of The Path of Our lives …. I found myself in a Dark Forest ” this does not happen at the age of 30 , but, as this American spring, it has a much slower unfolding: Jep is 65 years old.  Each of us will certainly relate to universal themes such as finding oneself and true love, looking for the path leading to the center of our lives, the obstacles and adventures encountered on that journey, the deepening or the lack of our spirituality, a life of indulgence and excesses or conversely of absence and minimalism.  Each of us will interpret “The Great Beauty ” in a unique, peculiar way, as it should be:  there will be those who will think that it may have been referring to the eternal beauty of Rome ……… or those who will think that it was the beauty of the our lives ………… or those who will believe that the beauty that Jep sought for his entire life was , perhaps, already inside of him, and all around, much closer than he ever realized blinded by ephemeral and fleeting sparks.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s